Approfondimenti

Proponiamo un sintetico indice che espone le caratteristiche principali delle divinità (neter) e dei simboli egizi per meglio farne comprendere la natura e il profondo significato, ben lontani dall'apparente incongruenza o infantilismo di cui sono accusate le loro rappresentazioni.

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Amon

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Divinità occulta di massima importanza, ebbe il suo principale centro di culto a Luxor (Tebe) dove ancora oggi esiste il tempio di Karnak, dedicato a lui, alla sposa Mut e al figlio Khonsu. Suo simbolo è l'ariete con le corna ricurve, e un viale costeggiato da decine di sfingi criocefale (a testa d'ariete) congiungeva il tempio di Luxor a quello di Karnak. Il suo culto cominciò ad avere predominanza quando, con la precessione degli equinozi, il Segno dell'Ariete fu culminante. Il nome Amon deriva da un antico termine astronomico JMNU che indicava lo scomparire dei corpi celesti dall’orizzonte. Il significato perciò è quello di “svanire”, essere nascosto” e designa la parte nascosta dell’Essere.

Anubis

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Dio sciacallo (più recentemente interpretato come cane), è il figlio di Osiride e Neftis. Il suo nome egiziano è Inep e ha il compito di accompagnare le anime dei defunti nell'aldilà. E' preposto inoltre alle cerimonie di mummificazione e in molte circostanze assume il ruolo di giudice. In egiziano infatti lo sciacallo si chiama Sab, che ha lo stesso significato di “giudice”. Il nome è composto dalla radice sb, che significa porta, insegnamento e stella. Questi simboli sono legati al fatto che lo sciacallo si nutre di carogne, trasformando la materia morta in un'energia vitale; nello stomaco le parti utilizzabili vengono scisse da quelle di scarto, operando così un'azione di "discernimento" e di selezione.

Atum

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Divinità principale e primigenia dell'Enneade eliopolitana, è l'aspetto del sole alla sera. Il suo nome egiziano è Tem, dalla radice tm che significa "tagliare", "dividere". Atum è dunque nello stesso tempo colui che non è e l'essere completo, ovvero l'indifferenziato, dando quindi la misura dell'essenza della sua simbologia.

Bes

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E’ il patrono delle iniziazioni, il “Guardiano della Soglia”. Nel suo nome la radice sb = porta, insegnamento. Il determinativo del suo nome è “pelle” e si ricollega al rituale del passaggio nella pelle. Spesso è raffigurato con uno strumento musicale (timpano, lira, flauto) con riferimento al valore della musica nel rituale iniziatico. Essendo anche patrono del sonno, mette in relazione quest’ultimo con il mistero iniziatico (sdoppiamento astrale realizzabile durante il sonno).

Enneade eliopolitana

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Insieme di 9 divinità che secondo la tradizione di Eliopoli presiede alla prima cosmogonia (generazione del mondo). Ne fanno parte Atum, Shu e Tefnut, Geb e Nut, Iside, Osiride, Seth e Neftis. Atum, l'indivisibile, "emette" da sé la prima coppia: Shu, neter dell'aria, e Tefnut, neter dell'umidità. Da questa coppia ne viene generata una seconda, Geb, neter della terra, e Nut, neter del cielo. Infine Iside, Osiride, Seth e Neftis, loro figli, completano l'insieme.

Geb

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Divinità maschile della Terra, è figlio di Shu e Tefnut ed è sposo di Nut. Suo simbolo è un'oca, spesso rappresentata sul suo copricapo, e per questo è anche detto "il gran starnazzatore". Fa parte dell'Enneade Eliopolitana.

Hathor

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Sposa di Ptah nella triade menfita, è "la sede di Horus" (hat = casa, hor = Horus), e in alcune cerimonie la sua statua veniva portata fino al tempio di Horus a Edfu per simboleggiarne l'intima correlazione. Spesso rappresentata in forma di vacca, si trova anche in sembianze femminili con il capo sormontato da due corna, che la collegano quindi alle forze iniziatiche e al risveglio di kundalini (corna = mwt = aprire, dividere, sommità del capo). Suo simbolo è il sistro, strumento musicale tipico egiziano. Possiede una vibrazione di gioia e di armonia; i suoi alberi sacri sono la palma da dattero e il sicomoro. Legata ai numeri 7 e 4, rappresenta gli influssi stellari sul destino dell'uomo.

Horus

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Figlio di Iside e di Osiride, fu concepito magicamente dopo la morte di Osiride e, una volta cresciuto, ingaggia una terribile lotta con Seth per vendicare suo padre. E' rappresentato come falco e ha un importante tempio a Edfu. Rappresenta la "faccia" (her), l'aspetto visibile di Ra.

Iside

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Dea-maga fra le più importanti del pantheon egizio, è figlia di Geb e Nut ed è sorella di Neftis, Seth e Osiride, del quale è anche sposa. Madre di Horus il giovane, concepito magicamente dopo la morte di Osiride, fa parte dell'Enneade Eliopolitana. Il suo nome egiziano è Aset e il suo simbolo caratteristico è il trono a scaletta che spesso compare come suo copricapo. E’ collegata a Sirio che nel suo sorgere eliaco (all’epoca dell’Egitto antico avveniva nel segno del Leone) indicava la piena del Nilo e rappresenta la forza di ricomposizione.

Keper

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Anche detto Kephri, è lo scarabeo sacro simbolo di trasformazione e rinascita. E' l'aspetto del sole all'alba ("Io sono Keper al mattino, Ra a mezzogiorno e Atum alla sera", come recita una nota preghiera del Libro dei Morti). La simbologia di rinascita deriva dall' abitudine dello scarabeo di avvolgere le sue uova in una pallina di sterco, dalla quale fuoriescono i nuovi nati, generati apparentemente da se stessi.

Lo scarabeo racchiude simboli solari (con le ali aperte è l’immagine del Sole nel suo duplice cammino, ascendente e discendente; quando sotterra la palla di sterco rappresenta Ra che cala dietro la montagna; è il sole dell’alba) e lunari (ha 28 ore di gestazione). Sulla mummia veniva messo uno scarabeo (generalmente di oro e argento per unire i simboli di sole-luna) all’altezza del cuore. Esso però non rappresenta il cuore fisico ma il cuore sottile, sede dell’Intelligenza del cuore, che il defunto non deve perdere e che subisce le trasformazioni. Keper, infatti, è il simbolo della “conoscenza per confondimento”, dell’Intelligenza del cuore, che però, per creare la coscienza dell’Io, deve essere tradotta tramite le facoltà cerebrali, che rappresentano un altro dei simboli espressi dallo scarabeo. L’immagine dello scarabeo assomiglia a quella della calotta cranica che contiene il cervello pensante, specchio lunare dell’Intelligenza del cuore solare (di nuovo unione dei simboli soli-lunare).

Khonsu

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Figlio di Amon e Mut, con cui compone la triade tebana, è simbolicamente legato alla Luna. E’ mummiforme, con la treccia giovanile ed è rappresentato con tutti gli scettri (Heq, Ouas, Nekhakha, Djed, Ankh) ad eccezione dell’Ouadj, il papiro fiorito che simboleggia l’espansione e la crescita. Konshu è la forza della guarigione, che ringiovanisce quello che viene deteriorato da Seth. Ricrea le parti mancanti, dà la forza a quelle indifese, ricompone gli organismi e le strutture partendo dalle leggi intime delle sostanze. Konshu fa regredire l’errore sino alla guarigione, scioglie, libera e risolve ogni situazione facendo tornare il ciclo al punto di partenza. Ha una valenza magico-esorcistica. Il nome Khons (dalla radice khns = traversare) designa sia la placenta che il duplice toro dietro cui sorge il sole, simbolo della “porta” e dell’atto di ”attraversare”. Il mistero che si compie all’interno del duplice toro (o del duplice leone) sarebbe lo stesso, dal punto di vista simbolico, che lo sviluppo dell’embrione nel seno della madre. Ha il titolo di Signore della Gioia e porta al collo il menat, simbolo di Hathor. In Konshu quindi si collegano i concetti di placenta, porta e luna.

Khnum

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Neter a testa d’ariete con corna distese, è il dio che modella l’uomo e il suo Ka dopo la fecondazione della materia. Nel suo nome vi è la radice Khent = vaso = rapporto tra interno ed esterno, tra ciò che è dentro e ciò che è uscito fuori. Khnum è dunque lo specificatore che dona forma, è il potere di attrazione che unisce i fattori complementari e che foggia il nuovo essere. Forma la triade di Elefantina: Khnum - Anukis - Satis

Khnum è anche considerato sposo di Heqit, neter a forma di rana patrona delle nascite e della birra (fermentazione). E’ in relazione al senso dell’odorato (Khnem = olfatto).

Maat

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E’ la Coscienza con cui l’iniziato partecipa all’Armonia Cosmica, le leggi della natura. La legge dei Numeri (matematica). E’ la Coscienza del discernimento e perciò il Giudizio.

Mut

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Divinità femminile sposa di Amon e madre di Konshu. E' il prototipo della madre e possiede una vibrazione di accoglimento, nutrizione e fertilità. Il suo nome ha la stessa radice di Mu = acqua della terra, e significa contemporaneamente “madre” e “morte” perché nella generazione è implicita la fine di ciò che è corporeo. Nelle tombe è rappresentata come un avvoltoio che porta l’anello shen di perpetuità.

Nefertum

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Compone come "figlio" la triade menfita con Ptah e Sekhmet. Nefer-tum è il compimento di Atum. Porta lo scetto Uas, creazione degli opposti, e quindi discesa nella materia che è dualizzante. Nefertum è la reintegrazione, la riedificazione, la ricomposizione che segue la distruzione necessaria compiuta da Sekhmet.

Neftis

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Figlia di Geb e Nut, è sorella di Iside, Osiride e Seth, del quale è anche sposa. Porta sul copricapo il simbolo di un castello, ragione per cui viene anche chiamata "la signora del castello", come indica il suo nome egizio Nebet-hat. Indotta da Seth a ingannare Osiride per consentirgli di ucciderlo, si finge Iside e giace con lui. Da questo accoppiamento viene generato Anubis, il dio sciacallo che guida i defunti nel mondo dei morti. Neftis rappresenta le forze inconsce dell’uomo. Quando queste si accoppiano all’essere puramente istintuale e dualizzante della mente umana l’unione risulta sterile (Set e Neftis non hanno “figli”). Quando però l’inconscio viene controllato e regolato dall’iniziato (Osiride: potere di ciclicità e di regola, di organizzazione, di vivificazione) il risultato è un’unione fertile (Anubis, figlio di Neftis e di Osiride) che è il Neter, il principio che consente il passaggio dal terreno al mondo del Duat. Il principio rappresentato da Neftis è dunque un invito a riconoscere il proprio inconscio e a controllarlo senza però frenarlo.

Neith

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E’ la Scienza, il Sapere, la Comprensione, il Discernimento. Neter della tessitura che incrocia ciò che è Mobile (il filo nu) con ciò che è Fisso. Esprime (simbolo delle due frecce incrociate)  l’alternanza dell’Energia pura (n), alternanza che dà un “aspetto” ad ogni cosa nel Tempo: luce e oscurità, caldo e freddo, salita e discesa, dilatazione e contrazione. Le frecce incrociate e la spola, entrambi suoi simboli, rappresentano la neutralizzazione di due “attività”.

Nekhbet

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Divinità dalle sembianze di avvoltoio, è la protettrice dell'Alto Egitto e insieme a Uadjet forma la coppia delle due Merti. E’ il principio che fa uscire il fiore dalla gemma (Nekhbet significa anche “bocciolo del loto uscito dall’acqua”). Porta a buon fine la crescita dell’embrione tenuto in gestazione da Mut e rigenerato da Sekhmet. Protegge quindi ciò che diviene.

Nut

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Dea del cielo, è figlia di Shu e Tefnut ed è sposa di Geb, divinità maschile della Terra. Fa parte dell'Enneade Eliopolitana ed è spesso rappresentata in forma di donna in posizione arcuata con le mani e i piedi appoggiati sulla terra. La sera inghiotte il sole che percorre nel suo ventre il periodo notturno per fuoriuscire nuovamente il mattino successivo. Il mito racconta come Ra volesse impedirne l'accoppiamento con Geb, ponendo il veto per tutti i giorni dell'anno; Thoth allora propose una partita ai dadi alla Luna e, vincendola, pretese come premio 5 giorni supplementari nel calendario, in precedenza calcolato in 360 giorni. In questi giorni, detti epagòmeni, Geb e Nut poterono accoppiarsi e diedero origine ai loro quattro figli: Iside, Osiride, Seth e Neftis. 

Osiride

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Forse una delle divinità più note, è figlio di Geb e Nut ed è fratello di Neftis, Seth e Iside, della quale è anche sposo. Fa parte dell'Enneade Eliopolitana. Il suo nome egiziano è Usir. Simboleggia i cicli naturali di morte e di rinascita ed è il sole notturno che rischiara il mondo dell'aldilà (Duat). Legato al colore verde e ai numeri 14 e 28, fu ucciso dal fratello Seth che ne smembrò il corpo in 14 pezzi. I pezzi, ad esclusione del fallo, vennero ricomposti da Iside che in questo modo potè magicamente concepire il figlio Horus. Rappresenta il defunto e/o l'iniziato che si appresta a percorrere le 12 ore della notte prima di raggiungere la rinascita eterna. Come animale gli viene ascritta la lepre che con le sue grandi orecchie è simbolo dell'udito e quindi della capacità di orientamento che qui risiede, ovvero dell'individuazione delle quattro direzioni cardinali (Nord, Sud, Est e Ovest) all'incrocio delle quali si trova simbolicamente l'uomo incarnato.