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Ptah

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Dio vasaio rappresentato generalmente mummiforme, ebbe il suo culto principale a Menfi. Sposo di Hathor e padre di Nefertum, è la divinità principale della cosmogonia menfita dove Atum ha il suo compimento (nefer = perfezionamento, compimento - Tum) su un piano più materiale. Le due cosmogonie (menfita ed eliopolitana) non sono dunque in contrapposizione ma sono l'una la necessaria conseguenza dell'altra. Suo simbolo principale è la colonna Djed, spesso raffigurata tra le sue mani. E' colui che crea materialmente il mondo, modellandolo e dandogli una forma concreta. L'animale ad esso collegato è il toro Apis, che ebbe una particolare importanza nei rituali di quel periodo. Il suo culto cominciò a prevalere quando, con la precessione degli equinozi, il Segno del Toro ebbe il suo culmine. E’ conosciuto col nome di Ptah-Tatenen, dove Tatenen significa “la terra che ostacola le due energie”. Esprime il concetto del fenomeno materiale, ovvero: in magia non esiste il semplice rapporto causa-effetto, ma l’azione (forza attiva) deve trovare un elemento passivo che crea una resistenza. La reazione tra azione e resistenza produce l’effetto. Ad esempio quando la corrente del fiume (forza attiva) tocca la riva (resistenza passiva) inverte la sua direzione in quel punto (effetto). Quando si parla si emette un’energia (forza attiva) che incontra una resistenza (aria) e si forma un suono (effetto).  

Pth è l’energia creatrice imprigionata nella materia dalla sua caduta (ecco perché è rappresentato mummiforme, legato dalle bende). Egli è causa di vita ma non sarà vivo a sua volta se non sarà slegato tramite l’offerta hotep (htp), cioè se non avrà fatto la pace (hotep), o l’unione, tra se stesso e le cose da animare. In Ptah c’è un fuoco distruttore che diventa generatore tramite l’hotep, l’offerta. L’offerta perfetta è la conciliazione di energie opposte, è l’offerta in cui il donatore offre se stesso per via di comunione e diventa “mediatore”, cioè fermento dell’unione.

Ra

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Principale divinità solare, è l'aspetto del sole a mezzogiorno, cioè nel suo punto più alto nel cielo. E' l'energia solare che nel corso del suo ciclo giornaliero anima una dopo l’altra tutte le funzioni organiche dell’uomo. Come durante il giorno Ra attraversa le 12 ore, così nell’anno tocca i 12 luoghi del mondo (segni zodiacali). Non è la luce ma il principio che produce la luce.

Sekmet

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Sekmet, la dea leonessa, significa “la Potente”, e ha nel suo nome la stessa radice dello scettro Sekhem. Compone la triade di Menfi: Ptah - Sekhmet - Nefertum. Ptah è il creatore delle cose buone, Sekhmet è la distruttrice delle cose cattive, Nefertum è la riaffermazione, la ricostruzione di ciò che è buono. I suoi significati sono quindi:

Ptah          = la formazione e la composizione

Sekhmet   = la dissociazione e la scomposizione

Nefertum = la reintegrazione, la riedificazione, la ricomposizione.

Sekhmet è la distruzione di ciò che non può durare, che non ha stabilità, in questo senso è il Tempo che divora tutto quanto gli appartiene. Secondo il mito, Ra deluso del comportamento del genere umano, mandò Sekhmet a punirlo, ma essa continuò a distruggere gli uomini senza che nessuno potesse fermarla. Allora Ra, mosso a compassione, fece inondare i campi di birra mescolata con una sostanza rossa che le dava la sembianza di sangue; Sekhmet bevve, si addormentò e cessò di distruggere il genere umano...

E’ connessa con kundalini, la potenza solare che, attraversando la spina dorsale (Djed) porta l’illuminazione.

Seth

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Divinità "negativa" poiché nel mito rappresenta spesso il male, è in realtà il simbolo della dualità indispensabile alla materializzazione del mondo. Non c'è il bianco senza il nero, il positivo senza il negativo, quindi anche Seth assolve una funzione di importanza basilare. Antropomorfo con testa di un animale, a volte identificato con il formichiere, è figlio di Shu e di Tefnut e fratello di Iside, Osiride e Neftis, della quale è anche lo sposo. Fa parte dell'Enneade eliopolitana e dopo la nascita di Horus, vendicatore di suo padre Osiride, ingaggerà con lui una lotta epica raccontata in numerosi episodi della mitologia egiziana. Divinità del deserto e dell'aridità, è sterile e non ha progenie.

Thoth

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Divinità maschile lunare è rappresentato con la testa di ibis. Preposto alle scienze, alla scrittura, alla matematica e a tutto ciò che è conoscenza mentale, era il patrono degli scribi. Il babbuino è l'animale a lui ascritto poiché pare che questo animale, durante gli equinozi, orini precisamente una volta ogni ora, consentendo così un preciso conteggio del tempo. Lo stesso concetto è associabile alla luna che, con i suoi cicli regolari e le sue fasi, scandisce e ritma il tempo. Il suo nome egiziano è Tehuti ed era la principale divinità dell'Ogdoade, insieme di 8 divinità della cosmogonia di Ermopoli. Thoth è l'Ermete Trismegisto dei greci.

Ankh

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La classica croce ansata della vita, quasi sempre rappresentata fra le mani delle divinità. Il simbolo dell'Ankh è piuttosto complesso e racchiude in sé quasi una filosofia. I bracci che si incrociano in un centro rappresentano la materia, ovvero le quattro direzioni che si concentrano in un punto che è in realtà l'uomo. Non a caso la croce è un simbolo universale che si ritrova in quasi tutte le religioni. Il cerchio superiore è il ciclo naturale della vita che parte in un punto e vi ritorna indefinitamente. La croce Ankh è dunque il ciclo della vita nella materia ma anche ad un livello superiore, di cui anzi, se correttamente utilizzata, costituisce la chiave di accesso.

Scarabeo

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Gli scarabei venerati dagli egizi sono tre:1) lo scarabeo “sacro” che feconda il proprio germe, 2) lo scarabeo con due corna, simili alla falce della luna, consacrato a Iside, 3) lo scarabeo con corno unico consacrato a Thoth. Solitamente ci si riferisce allo scarabeo “sacro”.