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Le origini dell'astrologia

Nell'attesa della pagina definitiva, proponiamo a chi è impaziente un articolo, apparso su Lex Aurea n.16 dell'aprile  2006, con alcune importanti riflessioni di Sergio Ghivarello, un uomo ed un iniziato che ha saputo insegnare molto a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo.

 

Monografia in memoria di Sergio Ghivarello di Fabio Petrella

Astronomia egizia

L'Astronomia Egizia rappresenta una base fondamentale per capire come e da dove si è evoluta la tradizionale Astrologia occidentale. A questo proposito proponiamo un estratto da da L’Astronomie selon les Egyptiens, di Albert Slosman, ed. R.Laffont, Paris, 1983.

 

Astronomia egizia

Traduzione e sintesi a cura di Fabio Petrella (da L’Astronomie selon les Egyptiens, di Albert Slosman, ed. R.Laffont, Paris, 1983)

 

 

 

Una cosa è assolutamente certa: e cioè che i primi Egizi ‘sbarcarono’ un giorno sulle rive del Nilo, insieme a tutte le discipline scientifiche che li fecero subito assomigliare a delle divinità per quegli indigeni che vivevano là ancora all’età della pietra!

La discussione comincia laddove si tratta di determinare da dove essi provenivano. Ma non è questo l’obbiettivo del nostro lavoro, che è invece di occuparsi dei testi geroglifici relativi allo studio del cielo. In effetti al tempo della prima dinastia non esistevano né l’astronomia né l’astrologia, ma una composizione matematica di elementi celesti generati da Dio nella sua creazione e che erano destinati ad essere utilizzati dagli uomini per rimanere in armonia con il cosmo, e quindi con il Bene.

I Testi sacri sono formali: la Cintura dei Dodici che forma la volta celeste detiene tutti i poteri della predestinazione sulle Particelle divine (le Anime terrestri) grazie alle configurazioni degli Erranti (i pianeti) e delle Fisse (le stelle) che formano le Combinazioni-Matematiche-divine.

Per conservare a dispetto di tutti questo legame che univa la Terra al Cielo, malgrado la dissacrazione si amplificasse e malgrado gli allarmismi profetici, gli Esperti ricercavano con accanimento la falla che gli aveva fatto sbagliare i calcoli. Ma gli Erranti e le Fisse navigavano sotto la Via Lattea secondo il ritmo immutabile decretato dalla Legge di Creazione. I Sette del nostro sistema solare non deviavano mai di meno di un pollice dopo il Grande Cataclisma, che aveva fatto ruotare di 180° l’asse terrestre, e dunque della visuale del Sole, considerato come il capofila degli Erranti. I Dodici della Cintura, che erano le dodici costellazioni dell’eclittica, custodivano i loro posti privilegiati detentori degli influssi emettitori delle nostre onde personali. Infine Septis, la Sothis dei Greci e la nostra Sirio, rimaneva la grande signora dei nostri destini  segnando il ritmo del tempo con il suo calendario celeste che sgrana l’Anno di Dio, lungo 1461 anni solari. Le Combinazioni-Matematiche-divine erano non solo prevedibili, ma restavano incorruttibili, a meno che Dio non decidesse diversamente. Le configurazioni geometriche disegnate nel cielo non potevano che giungere alla fine dell’Eden portando l’umanità alla sua perdita!

Soltanto l’astronomia e la matematica permettevano di ‘predire’ l’avvenire globale. Ciò perché il termine astrologia è molto improprio per qualificare questa scienza divina che è una parte molto ridotta di quanto i Grandi Sacerdoti padroneggiavano perfettamente. Non soltanto bisognava essere Gran Sacerdote, Matematico, Geometra e Astronomo, ma avere anche tutte le iniziazioni che portavano al supremo grado della Conoscenza e della Saggezza. Pochi fra loro poi accedevano al titolo  invidiato e rispettato di Maestro della Misura e del Numero. Per questo motivo le loro ricerche fondamentali, come pure le loro previsioni e predizioni, non avevano in vista, non soltanto alcun obbiettivo di lucro, ma unicamente quello di una promozione totale del Bene pubblico per armonizzare la vita terrestre alle  decisioni celesti.

Per la costruzione dei templi egizi stessi, è ben certo che i maestri costruttori dovevano conoscere, oltre l’arte, l’aritmetica, la fisica e la geometria. Ciò appare evidente visitando gli edifici religiosi di Edfou, Esneh e Denderah, dove viene realizzata una rappresentazione terrestre che simboleggia la Triade divina celeste: Osiride, Iside sua sposa,  e il loro figlio Horus. Di qui la palese conclusione che la religione monoteista alleata all’astronomia fosse la principale preoccupazione dei preti di questi templi che appunto erano anche osservatori astronomici. Basti aggiungere che i primi edifici costruiti negli stessi luoghi dozzine di secoli prima, adoravano non questa Triade, ma quella che precedeva, quella dei loro genitori: Ptah, che era il Dio-Uno, la Vergine-Regina Nout, e il loro figlio Osiride.

 

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