Le Origini dell’Astrologia
Pubblicato da Fabio Petrella in Astrologia · Mercoledì 22 Apr 2026 · 11 minuti
Tags: astrologia, origini, Egizi, Nilo, sapere, divino, cielo, astronomia, ordine, sacro, numeri, stelle, armonia, cosmo, pianeti, linguaggio, matematico, destino
Tags: astrologia, origini, Egizi, Nilo, sapere, divino, cielo, astronomia, ordine, sacro, numeri, stelle, armonia, cosmo, pianeti, linguaggio, matematico, destino
LE ORIGINI DELL’ASTROLOGIA
Astronomia Egizia
Traduzione e sintesi a cura di Fabio Petrella
(da L’Astronomie selon les Egyptiens, di Albert Slosman, ed. R.Laffont, Paris, 1983).
(da L’Astronomie selon les Egyptiens, di Albert Slosman, ed. R.Laffont, Paris, 1983).
Secondo antiche tradizioni, gli Egizi portarono sul Nilo un sapere sacro fondato sull’osservazione del cielo, dove matematica e simbolo guidavano l’armonia tra uomo e cosmo. Le stelle, i pianeti e costellazioni come Sirio erano letti come segni di un ordine divino immutabile. Più che astrologia, si trattava di una scienza sacra, custodita da sacerdoti esperti in matematica e astronomia. Templi e miti riflettevano questa visione, trasformando il cielo in una mappa del destino e del tempo.
Una cosa è assolutamente certa: e cioè che i primi Egizi ‘sbarcarono’ un giorno sulle rive del Nilo, insieme a tutte le discipline scientifiche che li fecero subito assomigliare a delle divinità per quegli indigeni che vivevano là ancora all’età della pietra!
La discussione comincia laddove si tratta di determinare da dove essi provenivano. Ma non è questo l’obiettivo del nostro lavoro, che è invece di occuparsi dei testi geroglifici relativi allo studio del cielo.
In effetti al tempo della prima dinastia non esistevano né l’astronomia né l’astrologia, ma una composizione matematica di elementi celesti generati da Dio nella sua creazione e che erano destinati ad essere utilizzati dagli uomini per rimanere in armonia con il cosmo, e quindi con il Bene.
I Testi sacri sono formali: la Cintura dei Dodici che forma la volta celeste detiene tutti i poteri della predestinazione sulle Particelle divine (le Anime terrestri) grazie alle configurazioni degli Erranti (i pianeti) e delle Fisse (le stelle) che formano le Combinazioni-Matematiche-divine.
I Testi sacri sono formali: la Cintura dei Dodici che forma la volta celeste detiene tutti i poteri della predestinazione sulle Particelle divine (le Anime terrestri) grazie alle configurazioni degli Erranti (i pianeti) e delle Fisse (le stelle) che formano le Combinazioni-Matematiche-divine.
Per conservare a dispetto di tutti questo legame che univa la Terra al Cielo, malgrado la dissacrazione si amplificasse e malgrado gli allarmismi profetici, gli Esperti ricercavano con accanimento la falla che gli aveva fatto sbagliare i calcoli. Ma gli Erranti e le Fisse navigavano sotto la Via Lattea secondo il ritmo immutabile decretato dalla Legge di Creazione. I Sette del nostro sistema solare non deviavano mai di meno di un pollice dopo il Grande Cataclisma, che aveva fatto ruotare di 180° l’asse terrestre, e dunque della visuale del Sole, considerato come il capofila degli Erranti. I Dodici della Cintura, che erano le dodici costellazioni dell’eclittica, custodivano i loro posti privilegiati detentori degli influssi emettitori delle nostre onde personali.
Infine Septis, la Sothis dei Greci e la nostra Sirio, rimaneva la grande signora dei nostri destini segnando il ritmo del tempo con il suo calendario celeste che sgrana l’Anno di Dio, lungo 1461 anni solari. Le Combinazioni-Matematiche-Divine erano non solo prevedibili, ma restavano incorruttibili, a meno che Dio non decidesse diversamente. Le configurazioni geometriche disegnate nel cielo non potevano che giungere alla fine dell’Eden portando l’umanità alla sua perdita!
Soltanto l’astronomia e la matematica permettevano di predire l’avvenire globale. Ciò perché il termine astrologia è molto improprio per qualificare questa scienza divina che è una parte molto ridotta di quanto i Grandi Sacerdoti padroneggiavano perfettamente. Non soltanto bisognava essere Gran Sacerdote, Matematico, Geometra e Astronomo, ma avere anche tutte le iniziazioni che portavano al supremo grado della Conoscenza e della Saggezza. Pochi fra loro poi accedevano al titolo invidiato e rispettato di Maestro della Misura e del Numero. Per questo motivo le loro ricerche fondamentali, come pure le loro previsioni e predizioni, non soltanto non avevano in vista alcun obiettivo di lucro, ma miravano unicamente alla promozione totale del Bene pubblico per armonizzare la vita terrestre alle decisioni celesti.Per la costruzione dei templi egizi stessi, è ben certo che i maestri costruttori dovevano conoscere, oltre all’arte, anche l’aritmetica, la fisica e la geometria. Ciò appare evidente visitando gli edifici religiosi di Edfu, Esna e Dendera, dove viene realizzata una rappresentazione terrestre che simboleggia la Triade divina celeste: Osiride, Iside sua sposa, e il loro figlio Horus. Di qui la palese conclusione che la religione monoteista alleata all’astronomia fosse la principale preoccupazione dei preti di questi templi che appunto erano anche osservatori astronomici. Basti aggiungere che i primi edifici costruiti negli stessi luoghi dozzine di secoli prima, adoravano non questa Triade, ma quella che precedeva, quella dei loro genitori: Ptah, che era il Dio-Uno, la Vergine-Regina Nut, e il loro figlio Osiride.
Cosmologia, mitologia, astrologia
Per chi voglia capire a fondo che cosa è lo Studio del Cielo, è assolutamente indispensabile approfondire la conoscenza del cosiddetto ‘pensiero arcaico’, tema dal quale non può rifuggire nemmeno colui che affronta titani della letteratura come Omero, Dante e Shakespeare.
A proposito di quest’ultimo, proprio approfondendo le origini del suo Amleto, è possibile entrare in contatto con le fonti della antica conoscenza, operazione brillantemente eseguita da Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend che nel loro saggio sul mito e sulla struttura del tempo (Il Mulino di Amleto, 1983, Adelphi, Milano) forniscono chiavi preziose per lo Studio del Cielo.
Per chi è curioso e interessato, riportiamo qui di seguito la presentazione del libro sopra citato.
A proposito di quest’ultimo, proprio approfondendo le origini del suo Amleto, è possibile entrare in contatto con le fonti della antica conoscenza, operazione brillantemente eseguita da Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend che nel loro saggio sul mito e sulla struttura del tempo (Il Mulino di Amleto, 1983, Adelphi, Milano) forniscono chiavi preziose per lo Studio del Cielo.
Per chi è curioso e interessato, riportiamo qui di seguito la presentazione del libro sopra citato.
‘….cresciuti nella convinzione che la civiltà abbia progredito dal mythos al logos, “dal mondo del pressappoco all’universo della precisione”, in breve dalla favole alla scienza, ci troviamo qui di fronte a uno spostamento della prospettiva tanto più sconcertante in quanto è condotto da uno dei più eminenti illustratori del “razionalismo scientifico”: Giorgio de Santillana. Proprio lui, che aveva dedicato studi memorabili a Galileo e alla storia della scienza greca e rinascimentale, si trovò un giorno a riflettere su ciò che il mito veramente raccontava – e capì di non avere capito, sino allora, un punto essenziale: che anche il mito è una “scienza esatta” dietro la quale si stende l’ombra maestosa di Ananke, la Necessità. Anche il mito opera misure, con precisione spietate: non sono però le misure di uno Spazio indefinito e omogeneo,bensì quelle di un Tempo ciclico e qualitativo, segnato da scansioni scritte nel cielo, fatali perché sono il Fato stesso. E’ questo Tempo che muove il “mulino di Amleto”, che gli fa macinare di èra in èra, prima “pace e abbondanza”, poi “sale”, infine “rocce e sabbia”, mentre sotto di esso vortica l’immane Maelstrom.
Di questo “mulino di Amleto” gli autori seguono le tracce in un percorso vertiginoso, da Shakespeare a Saxo Grammaticus, dall’Edda al Kalevala, dall’Odissea all’epopea di Gilgamesh, dal Rg Veda al Kumulipo, vagando dalla Mesopotamia all’Islanda, dalla Polinesia al Messico precolombiano. I disiecta membra del pensiero mitico, che ama “mascherarsi dietro a particolare apparentemente oggettivi e quotidiani, presi in prestito da circostanza risapute”, cominciano qui a parlarci un’altra lingua: là dove si racconta di una tavola che si rovescia o di un albero che viene abbattuto o di un nodo che viene reciso non cerchiamo più il luogo di quegli eventi su un atlante, ma alziamo gli occhi verso la fascia dell’ecclittica, la vera terra dove si svolgono gli eventi mitici, il luogo dove si compiono i grandi peccati e le imprese eroiche, il luogo dove si è compiuto il dissesto originario, fonte di tutte le storie, che fu appunto lo stabilirsi dell’obliquità dell’ecclittica. Da quell’evento consegue il fenomeno delle stagioni, archetipo delle differenze e del ritorno dell’uguale. Così il “mulino di Amleto” si rivelerà alla fine essere la stessa “macchina cosmica”.
“I veri attori sulla scena dell’universo sono pochissimi, moltissime invece le loro avventure”: Argonauti che solcano l’Oceano delle Storie, navighiamo qui sulla rotta di quelle avventure, che vengono ricomposte usando frammenti della più disparata provenienza, vocaboli dei molti “dialetti” di una lingua cifrata e perduta “che non si curava delle credenze e dei culti locali e si concentrava invece su numeri, moti, misure, architetture generali e schemi, sulla struttura dei numeri, sulla geometria”. Ma il mito si lascia spiegare soltanto in forma di mito: la struttura del mondo può essere soltanto raccontata. È questo il sottinteso della forma labirintica, di temeraria fuga musicale, che si dispiega nelle pagine del Mulino di Amleto. Qui la Biblioteca di Babele torna finalmente ad essere invasa dai flutti del Maelstrom e, attraverso un velo equoreo, intravediamo la dimora del sovrano spodestato, Kronos-Saturno, che un tempo stabilì le misure del mondo e del destino.’
Di questo “mulino di Amleto” gli autori seguono le tracce in un percorso vertiginoso, da Shakespeare a Saxo Grammaticus, dall’Edda al Kalevala, dall’Odissea all’epopea di Gilgamesh, dal Rg Veda al Kumulipo, vagando dalla Mesopotamia all’Islanda, dalla Polinesia al Messico precolombiano. I disiecta membra del pensiero mitico, che ama “mascherarsi dietro a particolare apparentemente oggettivi e quotidiani, presi in prestito da circostanza risapute”, cominciano qui a parlarci un’altra lingua: là dove si racconta di una tavola che si rovescia o di un albero che viene abbattuto o di un nodo che viene reciso non cerchiamo più il luogo di quegli eventi su un atlante, ma alziamo gli occhi verso la fascia dell’ecclittica, la vera terra dove si svolgono gli eventi mitici, il luogo dove si compiono i grandi peccati e le imprese eroiche, il luogo dove si è compiuto il dissesto originario, fonte di tutte le storie, che fu appunto lo stabilirsi dell’obliquità dell’ecclittica. Da quell’evento consegue il fenomeno delle stagioni, archetipo delle differenze e del ritorno dell’uguale. Così il “mulino di Amleto” si rivelerà alla fine essere la stessa “macchina cosmica”.
“I veri attori sulla scena dell’universo sono pochissimi, moltissime invece le loro avventure”: Argonauti che solcano l’Oceano delle Storie, navighiamo qui sulla rotta di quelle avventure, che vengono ricomposte usando frammenti della più disparata provenienza, vocaboli dei molti “dialetti” di una lingua cifrata e perduta “che non si curava delle credenze e dei culti locali e si concentrava invece su numeri, moti, misure, architetture generali e schemi, sulla struttura dei numeri, sulla geometria”. Ma il mito si lascia spiegare soltanto in forma di mito: la struttura del mondo può essere soltanto raccontata. È questo il sottinteso della forma labirintica, di temeraria fuga musicale, che si dispiega nelle pagine del Mulino di Amleto. Qui la Biblioteca di Babele torna finalmente ad essere invasa dai flutti del Maelstrom e, attraverso un velo equoreo, intravediamo la dimora del sovrano spodestato, Kronos-Saturno, che un tempo stabilì le misure del mondo e del destino.’
L’antica arte di costruire un oroscopo
L’astrologia, arte e scienza che insieme leggono il percorso dell’uomo attraverso l’interpretazione della posizione degli astri nel cielo, viene spiegata attraverso due teorie: la prima basata sul principio di causa-effetto, la seconda sul principio di sincronicità junghiano. Il tema natale, detto anche oroscopo, carta del cielo, mappa celeste, quadro astrale o grafico oroscopico, si basa sulla rappresentazione grafica della posizione di pianeti, astri e punti astronomici al momento della nascita di un soggetto o durante un certo evento. L’osservatore o astrologo gioca un ruolo fondamentale nel tipo di interpretazione e nella scelta del metodo da utilizzare.
Infatti esistono diverse tecniche e piani interpretativi la cui applicazione dipende sia dal grado di preparazione dell’astrologo, sia dall’obiettivo del lavoro oroscopico, sia dal fenomeno o dal soggetto esaminati.
Infatti esistono diverse tecniche e piani interpretativi la cui applicazione dipende sia dal grado di preparazione dell’astrologo, sia dall’obiettivo del lavoro oroscopico, sia dal fenomeno o dal soggetto esaminati.
Resta inoltre da considerare un fattore difficilmente valutabile, ma che gioca un ruolo decisivo nel lavoro e cioè il grado di coinvolgimento (materiale e/o emotivo) dell’astrologo nei confronti dell’evento o del soggetto: più questi riuscirà ad evitare personali ‘proiezioni’ e più lo studio sarà imparziale e lucido.
L’astrologo è prima di tutto conoscitore del moto degli astri. Quindi astronomo. E’ sicuramente impegnativo studiare e capire le leggi fisiche dell’universo, ma, come già ci insegnavano gli egizi, la geometria e la matematica, unite all’osservazione del cielo, sono il presupposto necessario e indispensabile per la vera conoscenza.
Certo sono passati i tempi in cui si usava il regolo per calcolare le direzioni primarie e addirittura adesso sta passando il tempo in cui si usano le effemeridi; con un programma astrologico siamo subito in grado di avere un quadro astrale.
In realtà come spesso capita anche al medico che si gratta la testa perplesso di fronte ad una mole infinita di analisi che non gli consente una diagnosi convincente per un paziente dal difficile quadro anamnestico, così anche l’astrologo se non è in grado di ricostruire FISICAMENTE lo spazio e il tempo che hanno dato origine ad una incarnazione, è molto difficile che riesca a vedere l’anima che sta dentro un corpo….
Ecco quindi l’insistenza dell’iniziato affinché l’adepto percorra tutti i gradini….
Ecco quindi la necessità che sin dall’inizio sia chiaro il calcolo del tempo e dello spazio, e che ogni volta che ci riferisce a punti o aree, come ascendenti, mediumcoeli, o case, si sappia bene di cosa si parla a livello astronomico.
Certo la trigonomia sferica non è semplice. Non abbiamo ancora gli occhiali per vedere in 3D un oroscopo, e ancora oggi pensare alla posizione di un pianeta in latitudine oltreché in longitudine, quando lo vediamo proiettato su un foglio di carta, dovrebbe essere indispensabile.
Infatti le imprecisioni interpretative dell’astrologia sono soltanto ERRORI di lettura, ignoranze più o meno profonde, che ci impediscono di VEDERE l’esattezza di una curva nello spazio che coincide col moto di un’anima…
In realtà come spesso capita anche al medico che si gratta la testa perplesso di fronte ad una mole infinita di analisi che non gli consente una diagnosi convincente per un paziente dal difficile quadro anamnestico, così anche l’astrologo se non è in grado di ricostruire FISICAMENTE lo spazio e il tempo che hanno dato origine ad una incarnazione, è molto difficile che riesca a vedere l’anima che sta dentro un corpo….
Ecco quindi l’insistenza dell’iniziato affinché l’adepto percorra tutti i gradini….
Ecco quindi la necessità che sin dall’inizio sia chiaro il calcolo del tempo e dello spazio, e che ogni volta che ci riferisce a punti o aree, come ascendenti, mediumcoeli, o case, si sappia bene di cosa si parla a livello astronomico.
Certo la trigonomia sferica non è semplice. Non abbiamo ancora gli occhiali per vedere in 3D un oroscopo, e ancora oggi pensare alla posizione di un pianeta in latitudine oltreché in longitudine, quando lo vediamo proiettato su un foglio di carta, dovrebbe essere indispensabile.
Infatti le imprecisioni interpretative dell’astrologia sono soltanto ERRORI di lettura, ignoranze più o meno profonde, che ci impediscono di VEDERE l’esattezza di una curva nello spazio che coincide col moto di un’anima…
Astrologia karmica
La reincarnazione è la chiave indispensabile per aprire le porte dello Spazio e del Tempo. Se ci rivolgiamo alla sapienza antica sia la tradizione occidentale sia quella orientale ci portano molte testimonianze documentali e libri di filosofia e religione a proposito della trasmigrazione delle anime.
Sia secondo Platone o Pitagora, o Ermete Trismegisto o ancora il Bardo Thodol, il continuo scambio fra mondo dei vivi e dei morti era basato sulla reincarnazione.
L’astrologia, che non ignora le finalità cosmiche dell’uomo, collocandolo in una dimensione spazio-temporale che va al di là di un ciclo vitale limitato, può leggere il tema natale come una reincarnazione, quella attuale, che è il risultato delle precedenti vite.
Questo tipo di lettura si basa sull’interpretazione di particolari aspetti e punti astronomici di un oroscopo, come ad esempio le case IV, VIII e XII, la retrogradazione dei pianeti, i nodi planetari (allineamenti eclittici) e particolari fasi del ciclo lunare (apogeo).Sia secondo Platone o Pitagora, o Ermete Trismegisto o ancora il Bardo Thodol, il continuo scambio fra mondo dei vivi e dei morti era basato sulla reincarnazione.
L’astrologia, che non ignora le finalità cosmiche dell’uomo, collocandolo in una dimensione spazio-temporale che va al di là di un ciclo vitale limitato, può leggere il tema natale come una reincarnazione, quella attuale, che è il risultato delle precedenti vite.
