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C’è un momento, nella notte dei tempi, in cui gli Egizi arrivano sul Nilo portando con sé un sapere così avanzato da sembrare divino agli uomini della pietra. Non importa da dove venissero: ciò che conta è ciò che guardavano — il cielo.
Per loro non esistevano ancora astrologia o astronomia, ma un ordine sacro, fatto di numeri e stelle, in cui tutto era stato disposto per mantenere l’uomo in armonia con il cosmo. Nella volta celeste, tra pianeti erranti e stelle fisse, si scriveva un linguaggio matematico e divino: quello del destino.
Per loro non esistevano ancora astrologia o astronomia, ma un ordine sacro, fatto di numeri e stelle, in cui tutto era stato disposto per mantenere l’uomo in armonia con il cosmo. Nella volta celeste, tra pianeti erranti e stelle fisse, si scriveva un linguaggio matematico e divino: quello del destino.